Università di Siena

Medicina d'Urgenza in Europa

Gruppo di Studio, di Ricerca e di Lavoro


Piante e Bacche Pericolose

Dulcamara (Solanum dulcamara) - Famiglia Solanacee
Dulcamara
Appartenente alla numerosa famiglia delle Solanacee, la dulcamara è una pianta erbacea perenne che cresce nei boschi umidi, lungo corsi d'acqua, nelle siepi, vicino alle abitazioni umane e ai ruderi. È una pianta alta fino a 2 m , dotata di un fusto legnoso nella parte basale, che si avvolge a qualunque tutore. Fiorisce da giungo a settembre con fiori di color violaceo, riuniti in pannocchie laterali, generalmente pendenti e con gli stami di colore giallo. Le bacche mature sono di colore rosso e di forma ovale. Se ingerite hanno dapprima un sapore dolce e poi amaro (da cui il nome dulcamara); le bacche immature, di colore verde, sono più tossiche di quelle mature. Come per le altre specie appartenenti alla famiglia delle Solanacee, il quadro clinico tossicologico è determinato dal contenuto in solanina (v. alchechengi). È anche frequente la comparsa di una sindrome anticolinergica (v. belladonna). Sono stati segnalati casi di avvelenamenti anche in animali che avvevano brucato le piante.

Elleboro (Helleborus niger) - Famiglia Ranuncolacee
È una pianta erbacea perenne rizomatosa, alta circa 30 cm; presente allo stato spontaneo nei boschi ombrosi calcarei, è diffusa come pianta da giardino a fioritura invernale e più conosciuta come rosa di Natale. È costituita da foglie picciolate basali che permangono fino a dicembre. In questo periodo e fino a marzo circa, compaiono i fiori, grandi (diametro di 6-8 cm), di colore variabile dal bianco al rosa o al rosso vinoso. A fine marzo, alla scomparsa dei fiori e delle foglie vecchie, appaiono le nuove foglie che danno origine nel periodo estivo-autunnale a piccoli cespugli. Per il contenuto in glicosidi cardioattivi (elleborina ed elleborigenina) la cui azione danneggia il muscolo cardiaco, questa pianta è ritenuta molto tossica sia per gli uomini che per gli animali. Il quadro clinico è costituito da sensazione di bruciore alla bocca, vomito, diarrea e coliche addominali. A carico del cuore si possono avere aritmie cardiache, anche di severa entità. Casi di avvelenamento sono stati anche segnalati in seguito a consumo di latte di animali che avevano brucato le piante.
Elleboro

Fusaggine (Euonymus europaeus) - Famiglia Celastracee
Fusaggine
Originaria del continente europeo, è una pianta cespugliosa o arborescente, alta fino a 2-3 m che cresce principalmente nelle regioni a clima temperato. È costituito da fusti a sezione quadrangolare, foglie caduche lanceolate. I fiori compaiono fra maggio e luglio, di colore verde pallido e odore piuttosto sgradevole sono riuniti in infiorescenze ascellari. I frutti sono costituiti da una capsula a quattro lobi, di color rosso corallo, di aspetto simile a un copricapo di sacerdote (da cui il nome popolare di beretta di prete). Il nome comune della pianta prende invece origine dall'impiego dei fusti come fusi per filare la lana; in passato la loro elasticità veniva anche sfruttata per la preparazione degli archi. Per il contenuto in evonimoside, un glicoside cardioattivo ed altri alcaloidi meno conosciuti, questa pianta è ritenuta velenosa. I sintomi dell'intossicazione si manifestano con gastroenterite, vomito anche persistente, diarrea acquosa. La loro comparsa è tardiva, fino a 10-12 ore dopo l'ingestione di parti della pianta ed in particolare dei semi. Il quadro può essere complicato da febbre, allucinazioni, convulsioni e coma. Un avvelenamento con le stesse caratteristiche può manifestarsi anche negli animali (cavalli, pecore, capre).

Gigaro (Arum italicum - Calla selvatica) - Famiglia Aracee
È una pianta spontanea, comune nei boschi o anche, come invasiva, nei giardini coltivati. È costituita da un grosso rizoma sotterraneo, simile ad una patata e come questa con un grosso contenuto di amidi. In estate compare il fiore, in forma di spadice giallo circondato da una guaina verde chiaro, di aspetto simile ad una calla. Tutto il fiore ha un odore sgradevole, di putrefazione; motivo per cui attrae le mosche, utilizzate dalla pianta come agenti impollinatori. In tossicologia generalmente i problemi conseguono all'ingestione dei frutti, multipli, a forma di bacca rosso-scarlatta, raccolti a spiga alla sommità di un lungo stelo. I bambini, attratti dal colore, possono ingerire qualche bacca, di solito non in quantità elevata perchè la loro masticazione provoca immediato dolore alla bocca. Possono seguire gonfiore delle mucose e disturbi gastrointestinali anche seri, dovuti all'elevato contenuto di microcristalli di acido ossalico e ad altre sostanze tossiche. Anche altre parti della pianta sono irritanti, in grado di provocare fastidiose dermatiti da contatto.
Gigaro

Ginestra (Spartium, Cytisus, Ulex) - Famiglia Leguminose
Ginestra
Si tratta di arbusti eretti che da un fusto unico si aprono in numerosi rami flessibili che portano le foglie e i fiori; il frutto è un legume contenente 4-5 semi scuri. Queste piante, diffuse in ambienti diversi, dai litorali alle alture aride, dai terreni incolti ai bordi delle strade, hanno in comune una fioritura molto appariscente, una vera cascata di fiori, generalmente gialli, ma anche di colori diversi per le varie cultivar vivaistiche di Cytisus.
Anche le proprietà farmacologiche sono simili e derivano dall'elevato contenuto in sparteina, un alcaloide responsabile dei sintomi dell'intossicazione, consistenti in nausea, vomito, diarrea, dilatazione delle pupille, salivazione, sudorazione e vertigini. Nella nostra esperienza alcuni casi di intossicazione multipla da questa pianta sono derivati dalla preparazione di un risotto ai fiori di ginestra consigliato da una rivista.