

Comunicato stampa
DENTRO
L’apporto delle Neuroscienze in ambito giuridico forense
Colpevole o innocente? Come si può
stabilire, senza ombra di dubbio, la responsabilità personale e la capacità di
intendere e volere del soggetto nell’istante in cui viene compiuto un delitto?
E’ il grande dilemma che dall’Ottocento scuote il mondo forense e psichiatrico,
un dibattito che si è andato sempre più approfondendo, con l’articolarsi della
società in ritmi sempre più veloci e capaci di generare disturbi
comportamentali di varia natura. Come diceva il filosofo francese
François-Marie Arouet Voltaire (1694-1778):
"È meglio correre il rischio di salvare un colpevole piuttosto che
condannare un innocente." E’ per trovare una soluzione a questo
problema che il rapporto fra il foro e la scienza si è andato rafforzando negli
anni, permettendo la nascita di nuove tecnologie e specializzazioni. Sono
intervenute così le Neuroscienze, che
studiano e descrivono le azioni meccaniche del sistema nervoso e tutti i processi
che lo coinvolgono, compreso il loro sviluppo. Questa moderna branca della
scienza lavora ormai da anni a stretto contatto
con l’ambito giuridico forense, cerca in definitiva di studiare tutti
quei processi che coinvolgono la mente umana, non solo della persona che ha
compito l’efferato gesto, ma anche delle altre personalità coinvolte, primi fra
tutti: i testimoni. Le testimonianze sono una parte rilevante dei processi,
avendo la capacità di aiutare i giudici a ricostruire il fatto, ma cosa succede
quando ci si trova davanti ad un minore, quanto è attendibile il suo racconto?
Nella
serie di iniziative che si propongono di approfondire l’utilità delle
neuroscienze e delle altre discipline sul comportamento criminale violento, il
seminario “DENTRO
