Cosimo Loré
responsabile del gruppo di ricerca di ateneo
www.scienzemedicolegali.it
in
www.ilsensodellmisura.com
per una Nuova Università a Siena e non solo.


Riportiamo un brano del
comunicato-stampa delle Liste Civiche Senesi sulla "concorsopoli"
senese reso pubblico dopo l'inchiesta del
Messaggero.
Liste Civiche Senesi.
(...) Contro l’arroganza del potere ben vengano oggi gli esposti, le
indagini della magistratura, gli atti coraggiosi di chi si ribella
nei confronti di un sistema cristallizzato. Sta forse nascendo una
nuova coscienza civile e tendono ad interpretarla sia i minacciosi
proclami dello stesso ministro Mussi, sia le recenti dichiarazioni
del Rettore Focardi, segnate però soprattutto dalla preoccupazione
per il danno d’immagine prodotto all’Ateneo senese. Pensiamo che il
Rettore e tutto il corpo accademico dovrebbero avvertire la
responsabilità condivisa del pesante clima che si respira nella
nostra Università, non limitandosi a demandare all’autorità
giudiziaria l’individuazione delle “responsabilità individuali”, ma
prendendo atto che è il sistema che non funziona e che, quindi,
soprattutto i vertici devono farsi carico di verificarlo ed
interpretarlo. Da parte sua la Facoltà di Medicina, dove
maggiormente si manifestano le criticità, ha deciso di dotarsi di un
codice etico che definirà le incompatibilità delle cariche e la non
cumulabilità in capo agli stessi docenti. Auspichiamo che questo
primo passo aiuti a limitare le baronie e ad adottare concretamente
metodi di selezione che si basino su effettive valutazioni del
merito e che facciano emergere professionalità troppo a lungo
emarginate, facendo respirare una nuova aria di trasparenza e di
correttezza.
Il
bambino de
“il Re è nudo”, oggi, è Mauro
Barni, professore emerito di Medicina Legale, attuale presidente
toscano del Comitato nazionale di Bioetica, già Rettore
dell’Università di Siena e dell’Università per stranieri, già
sindaco di Siena. Nel brano che segue, tratto da un’intervista al
Corriere di Siena, si chiede quello che ogni cittadino si è già
chiesto: «perché la storia dei concorsi all’università di Siena
finisca per comparire solo sul Messaggero,
mentre qui non se ne fa neanche cenno?»
« (…) Un errore
che scaturisce da un contesto tecnico e quindi diverso da quello
sanitario, non può togliere nulla al buon nome della sanità senese.
E invece ciò che mi sorprende in questo caso, e in molti altri in
questa città, è che si cerchi di creare attorno una cortina
fumogena. A Siena siamo troppo convinti di essere i migliori e che
non possa accaderci nulla. Così cadiamo sistematicamente nell’errore
di sottovalutare ciò che accade. Mi chiedo, in omaggio a che cosa?
Il livello amministrativo di questa città lo considero ancora fra i
migliori, ma esiste ed è diffusa la tendenza ad ovattare tutto.
Anche nel caso di cui la magistratura si sta interessando, non si è
sentito il bisogno di documentare prima ciò che stava accadendo. In
sostanza a Siena è tempo di farsi meno lodi e di guardare i problemi
più concretamente.
(…) Cercando di
minimizzare, evitando di parlarne, si generano solo sospetti.
Prendiamo un altro caso. E chiediamoci perché la storia dei concorsi
all’università di Siena finisca per comparire solo sul
Messaggero, mentre qui non se ne
fa neanche cenno. È emblematico. La trasparenza serve a rendere
consapevoli i cittadini, a non generare paure e timori, e a salvare
la sanità buona che nel nostro ospedale è molto ben rappresentata.»
Mauro Barni
Atenei: distinguiamo
le vittime dai corrotti, costituiamoci parte civile e chiediamo il
risarcimento dei danni
Nati
non foste a viver come bruti…
Spifferi di corridoio portano lamenti di alcuni sostenitori della
tesi che l’attuale attività investigativa, incidente sulla vita
accademica anche senese, sia il segno del danno prodotto da coloro
che si son fatti carico di adire vie legali e organi di stampa,
perché sia fatta piena luce − e presi idonei provvedimenti − sul
dilagante malaffare che sta mettendo a rischio la sopravvivenza
della nostra gloriosa istituzione. Un simile comportamento è stigma
certo di inidoneità etica, medica e legale − e di correlato
abusivismo professionale e professorale − per l’evidenza della
inversione, infame sul piano morale e infima su quello scientifico e
“clinico”, delle responsabilità, per cui, a fronte di un fenomeno
che colpisce tutti gli afferenti alla comunità universitaria, si
accusano i pochi che tentano di risanare una simile piaga…
Né si può fare a meno
di stigmatizzare le parole assai avventate di coloro che, anche in
passato, hanno cercato poco onestamente e senza alcuna dignità
scientifica di buttarla in battuta, invocando luoghi comuni nel caso
del tutto inappropriati quale quello del far d’ogni erba un fascio o
delle rare mele marce che non incidono sul corretto andamento delle
attività e sul presunto danno alla nostra immagine. Entrambe le
tipologie di tali poco seri soggetti paiono ben lontane dal rigore
morale e dalla cultura scientifica proprie dell’accademico di rango,
che “sente” di rappresentare la prima istituzione della nazione e
che non confonde in palese malafede vittime e corrotti, analfabeti e
colti, meritevoli e abusivi: atto dovuto per la costituzione di
parte civile è il giusto risarcimento dei danni provocati
all’ateneo… Quale esempio chiarificatore di gravità ed ubiquitarietà
geografica e disciplinare del fenomeno in questione vale per tutti
il caso del Prof. Giorgio Chinnici da Palermo, che ha abbandonato
anzitempo la toga accademica indignato per la brutalità con cui era
stata anteposta a 30 professori doc una ricercatrice, così carente
di titoli e meriti da ben rubricarsi “inclassificabile”. L’ambito
scientifico? Criminologia!
Cosimo Loré
i figli migliori di questa Italia
chiedono: “perché non scoppia uno scandalo tipo Tangentopoli?!”.
Guardo, anzi studio con attenzione e un giurista vicino mi spiega il
significato “legale” della inchiesta torinese in
www.media.rai.it/mpmedia/0,,RaiTre-witalia%5E4741,00.html.
Scrivo come cittadino italiano e professore universitario che ti
ringrazia di aver messo così assiduamente la tua home page a
disposizione della emergenza accademica primaria che esige
interventi eccezionali, urgenti e appropriati perché la “meglio
gioventù” tra i nostri studiosi di eccellenza sta emigrando altrove
e il caso del Dottor Dario Farina, già assegnista al
Politecnico di Torino, “trombato” al concorso per ricercatore, ora
Professore di ruolo in Danimarca, docet: costretto alla
“fuga” dopo dieci anni di proficua attività di ricerca sotto la
guida di Roberto Merletti, cattedratico leader del
miglior gruppo di ricerca in Europa per uno specifico settore di
scienze ingegneristiche applicate. La pregevole inchiesta di
Riccardo Iacona e Manuela Maddaloni nel programma
televisivo W L’ITALIA dimostra in modo scientifico che
proprio negli Atenei risultati in passato in pole position
come Torino (e Siena!) si sta alacremente lavorando per lo sfascio e
la perdita di credibilità tramite concorsi legalmente truccati volti
ad accaparrarsi i rari preziosi posti di ruolo come ricercatore
universitario nelle più diverse discipline scientifiche delle aree
di ingegneristica e biomedica: inaudito e indecente il fatto,
sistematico, di barare proprio nella istituzione che ha per unico
compito la oggettivazione della realtà producendo scienza grazie a
conclamate onestà e indipendenza intellettuali. Al Prof. Merletti va
riconosciuto il merito di aver dichiarato nel servizio televisivo il
tentativo − vano − di “rompere il muro di omertà”, mentre
paradossalmente da tutto il mondo gli pervenivano lettere ufficiali
di protesta per la scandalosa situazione scientifica italiana. Lo
“sfregio” a Farina e a Merletti è la prova del danno devastante
prodotto a tutti i cittadini italiani che si dovrebbero costituire
parte civile. Non è un caso che illustri cattedratici medici
spagnoli, del rango dell’ortopedico traumatologo
José Maria Villarubias a Barcellona,
ci hanno manifestato più di qualche perplessità (non ci si
raccapezzano più di fronte a quel che sta accadendo nella medicina
universitaria italiana…). A onor del vero va detto che il CIVR,
Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca, organo
accademico italiano che ha monitorato per la prima volta la qualità
della ricerca universitaria e quindi il suo stato di salute, ha
avuto la capacità e il coraggio di stilare una classifica in cui −
ahimè − la facoltà medica senese è ultima [http://vtr2006.cineca.it/php4/vtr_rel_civr_ranking.php?info]
“zavorrando” un ateneo che resiste tuttavia 12° su 78 università
e più di 20 strutture di ricerca esaminate. Quale evidence-based
medicine (EBM) potrà
garantire una communitas che si sta trasformando in un
agglomerato di individui scaturito da una ingravescente
emarginazione dei meritevoli? Da notare inoltre che i rapporti
tra le due facoltà sono strettissimi: Farina è andato all’estero per
poter progettare e realizzare elettrodi indispensabili alla cura dei
paraplegici! Non occorre essere criminologi per comprendere
l’effetto di un raggiro e di un insulto alle scienze e alle norme
aggravati dai metodi subdoli impiegati e dai danni sociali
prodotti e che siffatti soggetti sono responsabili di un fenomeno
forse più grave delle varie “Tangentopoli”, in cui ci si limitava a
sottrarre denaro… Oggi che fare? Nel 1848 i migliori Docenti e
Discenti del glorioso Ateneo Senese corsero a combattere per
l’Italia a Curtatone e Montanara, come ricorda il monumento eretto
nel cortile centrale della Università di Siena, alla cui base si
legge EXORIARE ALIQUIS NOSTRIS EX OSSIBUS ULTOR …che nasca un
giorno dalle mie ceneri un vendicatore (Virgilio,
Eneide, IV, 625).
Cosimo Loré
Caro Amico e
Magnifico Rettore, ti scrivo in ragione della materia, e so che per
te il pensiero della medicina legale non può essere certo il primo,
ma ti ricordo che il settore scientifico-disciplinare comprende
anche la criminologia e per questo ti scrivo. Ti scrivo perché è mio
dovere segnalarti che il crimine accademico organizzato sta portando
alla dissoluzione dell’intera struttura e al collasso del nostro
ecosistema e questo è un fatto che ti compete come ecologo. In
queste ore sono usciti i libri di amici a me assai cari, uno firmato
con uno pseudonimo e l’altro da Eugenio Picano (Impact Factor >
750): Candido o del porcile dell’Università italiana
e La dura vita
del beato porco. In entrambi i casi, fossi il maiale
adirei le vie legali come vittima della palese diffamazione, posto
che il suino non provoca alcun danno anzi… ma quando si tratta della
corruzione della massima istituzione scolastica… Vedi, Silvano, come
te sono ormai un veterano con 35 anni di ruolo, 27 di cattedra, 8 di
senato, centinaia tra articoli e volumi, didattica da laringite
cronica da causa di servizio, depressione, ansia. E come te non
avrei mai voluto bussare alle procure toscane, pugliesi, etc. per
condotte criminali che non cessano neppure dinanzi a provvedimenti
giudiziari esemplari, quali la rimozione coatta del tuo
predecessore. Ora, però, partono i processi penali e pertanto
nessuno si può, né si deve, nascondere scaricando su noi due e
pochissimi altri ogni rischio e responsabilità, perché non è da
uomini civili ma da personaggi infimi e infami. Dobbiamo insieme,
proprio sedendoci uno accanto all’altro, guardandoli in faccia e
verificandone con atti scritti ufficiali la buona fede, stanare
chiunque si nasconda o tenti di fare il furbo sulla pelle del nostro
ateneo. Qui non ci si conta, tecnica utile ad eleggere un
rappresentante, qui essere in tanti, come nella storia criminale
della razza umana è sempre accaduto, non qualifica né esonera dalle
proprie responsabilità. Non c’è più tempo ed atti forti, da parte di
uomini veri, si impongono, senza ambiguità né dilazioni; per quel
che mi riguarda, da sempre scrivo come ben pochi fanno e con costoro
ho l’onore ed il gusto di identificarmi… Mi riferisco a studiosi del
calibro di Eugenio Picano che tuttora malgrado le coraggiose denunce
e le clamorose intercettazioni e gli arresti dei “capi” della
cardiologia italiana non intravede alcuna riparazione dei danni.
Cito questo amico e collaboratore del mio gruppo di ricerca e del
CNR di Pisa per i meriti scientifici superiori provati
internazionalmente e perché è provato che è stato una vittima di
delinquenti in associazione tra loro (almeno secondo le ammissioni
degli stessi nelle intercettazioni). Sai bene che perfino se si
tratta delle cattedre di cardiologia (la ricerca e la cura del
cuore, per Dio!) lo schifo tracìma e la fogna è stata aperta dalla
Guardia di Finanza che ha portato in galera i numeri uno in Italia.
Leggi con la massima attenzione quel che è
pubblico e pubblicato
ovunque e non solo
negli atti giudiziari.
Cosimo Loré
«Non possiamo
restarcene accucciati sotto una foglia, in uno stato vegetativo, in
attesa del vento»

EROINE
Malauniversità:
riscattiamoci “studiando” fin d’ora gli “atti” di magistrati lontani
e diversi, comparando Clementina Forleo (Milano) e Annunziata
Cazzetta (Matera). Questo in quanto è ormai emergenza nazionale e
non si può «restarsene
accucciati sotto una foglia in uno stato vegetativo, in attesa del
vento» (da
Anna
Politkovskaja,
Diario russo
2003-2005, Adelphi, Milano 2007, p. 448). In lande
apulo-lucane, un pubblico ministero, Annunziata Cazzetta, ha preso
provvedimenti nei confronti di alcuni giornalisti che hanno
suscitato sconcerto e fatto sentire a chi scrive e ai più attenti
cronisti italiani (cito soltanto l’«incredibile» con cui Guido
Mattioni del
Giornale mi commentava le ultime notizie dalla Lucania)
che la soglia di sicurezza, in questo nostro povero Paese, è stata
di fatto superata. Nessuna voce si è levata dall’Università italiana
né dall’estero, malgrado i mezzi offerti dalla “globalizzazione” e
dalla rete
web, come sarebbe auspicabile per il minor rischio che
correrebbe chi osasse avvalersi “da fuori” della “libertà di
espressione”, caposaldo di una comunità civile e fondamentale,
nonché irrinunciabile, Diritto dell’Uomo. Debbo ora ricordare e
raccordare due eroine dei nostri tempi, afferenti a lande assai
lontane tra loro:
Renata Fonte,
giovane coraggiosa consigliera comunale assassinata nella sua Nardò;
e Anna
Politkovskaja, giornalista russa divenuta famosa nel
mondo nonostante i suoi libri non fossero mai stati pubblicati in
Russia, morta anch'essa assassinata. Sua, non a caso, la frase che
ho citato all’inizio, allarmante epilogo del suo
Diario russo.
Del resto, per esprimere il mio pensiero mi ritrovo di frequente ad
usare parole altrui e spesso di persone morte, nonché purtroppo
ammazzate (coincidenza non entusiasmante); questo al fine di evitare
critiche malevoli, volte ad offendere non tanto la mia persona
quanto i dati scientifici, le semplici notizie, le cronache
quotidiane, di cui tento di farmi, come è naturale e doveroso per un
uomo d’accademia, portavoce e, perfino, voce critica, anche al di
fuori dell’ambito ristretto delle cosiddette pubblicazioni. Se si fa
un raffronto tra questo passo russo - quasi una foto non truccata
della realtà - e quel che è accaduto di recente ai giornalisti
perquisiti, non si può che esser colti da uno sgomento (maggiore in
chi ha figli ancor minori) identico a quello che le parole
dell’eroina russa suscitano, quando conclude: «…il
livello della sanità pubblica e lo sprezzo dell’ecologia… Per il
momento non si vedono cambiamenti. Il potere rimane sordo a ogni
“segnale di allarme” che viene dall’esterno, dalla gente. Vive solo
per se stesso. Con stampato in faccia il marchio dell’avidità e del
fastidio che qualcuno possa ostacolare la sua voglia di arricchirsi…
Oggi come oggi il potere è solo un modo per far soldi. E basta. Del
resto non si cura. Se qualcuno ha la forza di godersi la previsione
“ottimistica”, faccia pure. È certamente la via più semplice. Ma è
anche una condanna a morte per i nostri nipoti.»
Cosimo Loré
Che almeno gli odierni "mediocri in tutto" arrivassero ai
livelli dei
"castrati" d'un tempo.
Caro
Tommaso Gastaldi,
sono felice di avere fatto il mio dovere di accademico, che ha a
cuore la propria communitas (universitas),
nel darti sostegno sia per le iniziative "diplomatiche" dei contatti
con i politici (Ignazio Marino risponderà mai alla tua coraggiosa
denuncia?!) che per la migliore formulazione ed il più rapido esito
delle iniziative giudiziarie, ormai indilazionabili, nei confronti
del rettore Renato Guarini, del Preside Luciano Benadusi e del Prof.
Alfredo Rizzi (Presidente della Commissione di concorso denunciata),
per i fatti commessi in violazione delle norme civili, penali e
amministrative, da te esposti con tale evidenza che neppure
un’insostenibile malafede potrebbe aprire ai dubbi. Ai più ad
esempio sfugge che alle commissioni concorsuali è vietato di
accedere non solo al "parente fino al quarto grado", bensì anche a
chi è "legato da vincoli di affiliazione, o è convivente o
commensale abituale", e che tra le ipotesi di reato vanno annoverate
anche le fattispecie contemplate dagli articoli del codice penale
inerenti "falsità commesse da pubblici ufficiali" e anche colui che,
pur "senza essere concorso nella falsità, fa uso di un atto falso",
oltre alle altre correlate e conseguenti di associazione a
delinquere (in ogni settore bene o male agisce una ristretta e
chiusa cupola), falso ideologico, truffa continuata all'erario,
favoreggiamento. Questo straordinario impegno ci è richiesto dalla
emergenza accademica italiana e dalla esigenza di provvedimenti
urgenti, anche di tipo giudiziario e comunque massivi ed
eccezionali, vista la mutazione in corso che sta snaturando l'universitas,
trasformata ormai in azienda per di più fallita (si vedano i
bilanci), in una agenzia di collocamento non condizionata nè dalle
compatibilità amministrative nè dai meriti dimostrati nè dalla sua
unica finalità e ragion d'essere che è la ricerca scientifica, in un
feudo di parenti e non, sempre più scadenti attraverso reati
perpetrati con volgari trucchi privi di qualsiasi destrezza. Quel
che colpisce è il cognome coincidente, ma quel che manca, anche a
chi non è figlio d'arte, è un minimo
curriculum vitae come è
accaduto nel tuo ed in innumerevoli concorsi: a Siena tocca far
intervenire la forza pubblica quasi ogni volta che viene espletato
un concorso per ricercatore... Concordo: "oltre agli abusi, osano
tentare di perseguitare (anche paventando il licenziamento) coloro
che li denunciano. Con il favoreggiamento attivo di Rettori,
Ministri e Sottosegretari che rimangono indifferenti, con
atteggiamento del tipo non vedo
non sento non parlo, di fronte ad ogni tipo di denuncia
e sollecitazione. Scarsi in decoro accademico e dignità personale…".
Facciamo che finisca presto l'era di questi uomini incapaci, falliti
anche nella finzione di autorevolezza, che sanno affermare forza
regalando posti, come ben dici, ai loro "ciucci a comando" aspiranti
cavalli di Caligola. Dio volesse che gli odierni “mediocri in tutto”
arrivassero agli
ammirevoli livelli
dei “castrati” d’un tempo.
Cosimo Loré


Rosario Brancato e Maurizio Pandolfi, illustri cattedratici
oftalmologi autori del pregevole saggio "Miserie
e Grandezze della Medicina" (Mondadori, 2000), a
proposito delle pestilenze che decimarono l’Europa del Trecento,
osservano magistralmente: «Le università si svuotarono d’insegnanti.
Per esempio, nel 1349 tutte le cattedre di medicina e chirurgia
all’università di Padova erano vacanti. Questo creò spazio per
uomini e idee nuove. Ce n’era bisogno, vista l’impotenza della
scienza corrente tanto penosamente messa a nudo dalla calamità. Di
sicuro la peste fu uno scossone propizio a cambiamenti d’ogni genere
e, come direbbero ancora certuni,
accelerò il corso della storia.» … Ci si
deve augurar una nuova pestilenza?
Cosimo Loré
Mussi bacchetta i professori universitari
Fabio
Mussi.
Caro Prof. Sassatelli,
mi
sono per caso imbattuto in un Suo articolo, uscito su Repubblica di
Bologna del 7 novembre: “Ridurre
il numero degli esami”. Lei valorizza il lavoro delle
facoltà che in questi giorni «stanno prendendo le delibere formali
sulla nuova riforma degli ordinamenti didattici», denuncia il fatto
che hanno lavorato «in una quasi totale latitanza di Governo e
Ministero». Sbaglio o le facoltà e gli Atenei, che negli ultimi anni
hanno autonomamente e gioiosamente portato i corsi al numero di
5.600, gli insegnamenti a 171.000, gli esami a decine e decine per
triennio e biennio (per non parlare della
disinvolta moltiplicazione delle
sedi, delle
astute lauree facili in
convenzione, delle allegre lauree “honoris causa”),
stanno lavorando esattamente su:
1)
decreto ministeriale sulle
classi di laurea (e documento sulle “linee guida” per la loro
applicazione);
2)
decreto ministeriale sui
requisiti minimi;
3)
decreto ministeriale sulla programmazione triennale.
Documenti, sui quali si è lavorato un anno con l’intera comunità
accademica, comprensivi di una imperativa riduzione degli esami a 20
per la laurea e 12 per la magistrale.
La
verità è che, senza l’azione del governo, qualità e merito non
avrebbero naturale cittadinanza nell’università.
Veda: sono un uomo di una qualche ostinazione e di parecchia
passione. Ma a volte mi viene il pensiero (che non condivido) che
con l’occuparsi di professori universitari siano virtù sprecate.
Cordialmente
Fabio Mussi, Ministro della Università e della Ricerca
Dopo gli ultimi positivi interventi normativi e la recente cruda
sintesi diagnostica “discreto bordello” ora il Ministro Mussi è al
terzo notevole affondo nel “dire le cose come stanno”: non è che sta
rubando il mestiere di “ricercatore e sostenitore della verità” ad
universitari per cui la scienza diventa sempre più un optional?!
Prof. Cosimo Loré,
www.scienzemedicolegali.it
Post scriptum: che il Ministro Mussi sta mettendo il dito nelle piaghe
purulente dell’università italiana lo dimostra il fatto che le sue
parole sono ormai identiche alle nostre, di ormai molti anni, che
tanto ipocrite reazioni hanno sempre suscitato nei più. Delle due
l’una: lor signori che si scandalizzavano, i molteplici rinviati a
giudizio, insomma tutti quelli che continuano a fare le vittime sono
intellettualmente disonesti e per questo indegni di far parte della
categoria “professori universitari”, per definizione accessibile
solo a chi è “uomo” eccezionalmente indipendente e leale sì da esser
“maestro” di vita prima che di singole circoscritte discipline,
oppure i falsi e i criminali sono quei pochi che si oppongono
apertamente ad imbrogli senza pudore, i magistrati che operano gli
arresti e il Ministro Mussi?!
Se
questa è "medicina"...
L’altra sera la
puntata tv di Porta a Porta
in tema di “malasanità” ha mostrato non tanto un disastro sanitario
quanto l’inesistenza di pochi saldi punti di riferimento nella mente
dei convenuti ognuno impegnato a “far bella figura” ma tutti,
esponenti delle vittime e personaggi in poltrona, espressione di
educazione civica carente surrogata da presunzioni posticce (su
fatalità e colposità) e rituali retoriche (auspici e propositi) che
lasciano fondatamente presagire peggior futuro. Le punte di massima
ignobiltà si sono raggiunte con il cardiochirurgo infantile
palermitano che teorizzava una terrificante nozione di consenso
informato che nel preannuncio stampigliato di possibili imperizie e
qualsivoglia nefandezze scagionava operatori (nessun reato se
anticipato al paziente… ops
… al congiunto!) in rapporto con “parenti” secondo il peggior
familismo islamico. Suscitano sconcerto non solo per i fatti ma
soprattutto per gli approcci in tv i casi dell’infartuato (vitali i
primi 20 minuti!) moribondo sul marciapiede antistante un “moderno”
ospedale torinese e del “barbone” estromesso dal nosocomio ostiense,
che dopo averlo messo 17 ore all’addiaccio ritira il cadavere e −
come è di moda − gli intitola un servizio … in stile da … “bastardidentro”.
Impressionante l’assoluta ignoranza di fattispecie penalmente
rilevanti quali lo stato di
necessità che consentendo l’omicidio per legittima
difesa potrebbe giustificare un medico che esce dal pronto soccorso
per … soccorrere prontamente il malcapitato o l’omissione
di soccorso che scaturisce dall’obbligo sociale
inderogabile per ogni persona civile di accorrere e soccorrere con
tutte le aggravanti in caso di cittadino che indossa camici e
professa d’esser “deontologico”. A troppi fa comodo questa sanità
cieca senza timone né bussola.
Cosimo Loré
Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento
sanitario.
Principio costituzionale scandito
dall’art. 32 vuole che le cure in Italia siano libere fino a che il
rifiuto o l’interruzione delle terapie non comporta problemi o
pericoli per l’altrui salute, come è nel caso delle malattie
infettive e diffusive, delle venereopatie, delle patologie
psichiche, delle tossicodipendenze ove si accerti la sussistenza di
evidente nocività del paziente per la comunità, altrimenti è notorio
che legge e logica impongono il rispetto della volontà del degente
che con una firma in cartella clinica lascia l’ospedale libero di
morire a casa propria. Un recente caso di un malato terminale
cosciente ha dato luogo ad una indegna gazzarra e ad uno
sconcertante scaricabarile là dove basterebbe attenersi a questa –
sacra per tutti, laici e credenti – basilare regola generale. Per
esser chiari, va ribadito che ogni atto medico che si protragga
malgrado il diverso avviso dell’ammalato evidentemente risulta
indebito ed illecito, configurando reati come la violenza privata,
le lesioni personali, il sequestro di persona, la violazione di
domicilio. Si potrebbe disquisire sulla piena capacità e sulla
libera espressione del soggetto e sulle modalità di manifestazione
della volontà nei singoli specifici casi clinici, ma fondato è il
sospetto che si voglia, piuttosto, speculare sulla vicenda perché a
nessuno frega nulla la questione etica, legale, etc. quando, con una
firma in fretta raccolta nelle corsie di ospedale, si libera un
letto con soddisfazione di chi è in attesa. Questa precisazione era
dovuta in ragione della materia medico-legale che rappresentiamo e
visto il silenzio protratto dei cultori della disciplina, grande
assente nei vari dibattiti e negli spazi televisivi oltre che sulla
carta stampata. Suscita disperazione l’esistenza di tanta supponenza
in una babele cui manca ogni base di minima civica educazione.
D’altra parte una trasmissione televisiva aveva ampiamente mostrato
i livelli di coscienza e conoscenza dei parlamentari ignari pur
dell’enunciato dei comandamenti divini.
Cosimo Loré
Ricerca e
didattica di qualità non servono ai gruppi di potere.
Non conosco il
giovane
filosofo Luca De Martino ma noto che quanto nel 2005 ho
pubblicato nel volume
Giuffrè
Medicina Diritto Comunicazione coincide con lo sfogo
del laureato romano: «…Le nuove regole concorsuali sia privilegianti
accordi fra Scuole o gruppi sia favorenti lo
ius loci, l’incremento
divenuto affollamento di docenti e discenti, gli atenei sorti come
funghi ovunque esiste un campanile o un padrino politico
indipendentemente dalle reali possibilità di garantire la qualità
della ricerca e quindi della didattica, lo
spezzatino delle
cattedre ridotte a meri posti di lavoro variamente denominati e
sempre più spesso utilizzati e barattati per sistemare il parente
magari meno dotato, l’abbassamento della qualità delle lezioni e
delle pubblicazioni attestato dalla comparsa di figure tutoriali e
dalla scomparsa dei corsi tenuti da un docente idoneo se non da un
Maestro, tutto questo ed altro ha provocato l’attuale degrado e la
diffidenza di chi sa che finanziando la ricerca non episodicamente
si consente lo sperpero di pubblico denaro utilizzato per
piazzare mogli ed
amanti, figli e parenti, anche se assolutamente privi non di carisma
ma della minima idoneità e capacità, con una incidenza statistica in
certi ambiti assolutamente sconcertante. Basterebbe verificare
statisticamente e scientificamente l’esito degli ultimi concorsi e
criticamente esaminare il
curriculum vitae dei candidati e dei vincitori che da
studenti scadenti talvolta si trovano ad essere dotati di
pubblicazioni paradossalmente più significative di quelle del
parente potente…». Una riflessione sulla inversione tragica avvenuta
in Italia tra democrazia
e meritocrazia: quel che si nota nulla rileva a fronte del
fatto che il riconoscimento della verità e le conseguenti modifiche
non dipendono dalla gravità ed evidenza dei fatti bensì dalle
“maggioranze”, dai “sondaggi” e soprattutto dai più brutali
interessi e dai meno nobili appetiti delle categorie (studenti a
caccia di esami “facili” e docenti alla ricerca di concorsi
“taroccati”) e dei vari gruppi di potere cui non fa gioco una
istituzione universitaria efficiente ed intellettualmente
indipendente. Bene ha fatto il curatore del
blog ad affiancar le
parole illuminate del dottore in filosofia all’immagine del Ministro
MIUR perché questo è il “compito” che lo attende…
Cosimo Loré
Azzerare i concorsi universitari taroccati
Il successo dell’iniziativa
per abolire i costi di ricarica del cellulare mi induce a preparare
analoga iniziativa per i concorsi universitari taroccati che in
questi ultimi tempi hanno raggiunto livelli di non ritorno ai fini
della decenza − prima che della docenza − nelle università italiane:
credo che la crisi già grave che affligge gli atenei italiani, come
anche inglesi e
tedeschi,
riceva il colpo di grazia da un costume criminale con cui attraverso
reciproci favori e scambi i pochi preziosi posti disponibili nelle
università italiche sono di fatto riservati a parenti incompetenti
di docenti anche non potenti ma ormai in preda alla smania di
proteggere la prole ed in specie il cucciolo meno dotato (Assennato,
cattedratico barese di medicina del lavoro, docet:
distruggono l’Ateneo per trovare un posto ai loro figli!).
Come tanti ho figlie che fra poco si iscriveranno a qualche corso di
laurea e tremo all’idea che con alta probabilità saranno sottoposte
a lezioni ed esami gestiti da persone sicuramente meno colte e
carismatiche delle mie fanciulle! Si tratta di monitorare la
situazione nazionale e azzerare (istanza che mi confidavano in
passato anche Rettori Magnifici) i ruoli palesemente effetto di
evidenti imbrogli… altrimenti ha “perfettamente” ragione chi
sostiene
che altri soldi non vanno assolutamente dati alle università, visto
l’uso illecito che se ne fa.
Cosimo Loré
Non vi è
scienza senza etica: chi è operoso ma omertoso è indegno della
cattedra.
A
Bari
come a
Bologna
esiste il fenomeno della collaborazione tra cattedratici e criminali
comuni: a Bari da tempo avviene, come ben ricordano eccellenti
cardiologi pisani candidati a suo tempo ad un concorso a professore
di cardiologia; a Bologna, come gli arresti attestano, l’intreccio
intimo è già stato produttivo di danni, come ben sanno valenti
oftalmologhe senesi; le Procure barese e felsinea lavorano come
quella senese e pisana, ma preoccupa assai l’inerzia rilevabile
altrove, il silenzio dei Rettori interrotto solo dal tentativo di
minimizzare la gravità di fatti, il cui significato trascende i
singoli diritti calpestati perché riguarda la credibilità della
istituzione e la sicurezza della popolazione, la faccia tosta di
docenti anche di governo dell’ateneo senese che firmarono e fecero
(sic!) firmare irresponsabilmente (per presunta immunità
accademica?!) ambigui atti di interferenza indebita sulle gravi
iniziative giudiziarie in corso che avevano indotto il Gip a
rimuovere il rettore. Anche a Siena i concorsi sarebbero del tutto
degenerati se non ci fossero stati candidati coraggiosi
(reumatologi, criminologi, oftalmologi), cattedratici corretti
(neurologi, anatomici, fisiologi) e avvocati degni di rappresentare
la giustizia e di indossare la toga (troppo rari in verità). E chi è
oggetto di provvedimenti giudiziari tenta di fare la vittima,
esibendo la propria operosa carriera e, sottovoce, promettendo
vendette, come si sa bene. Sfuggono a troppi, invece, i prerequisiti
del professore universitario “indipendenza e onestà intellettuali”
senza le quali gli scienziati diventano addirittura pericolosi e
nocivi, come la storia insegna con il lungo elenco degli accademici
asserviti al potere o autori di crimini contro l’umanità. Siena ha
avuto un passato glorioso e oggi ha un Rettore Magnifico che
meritano di essere sostenuti apertamente, lealmente, concretamente
nella fase di transizione e indagini penali, per i tanti che han
dedicato vita, anima e cuore al nostro ateneo.
Cosimo
Loré
Sanità,
ambiente, università: non più indignazione ma emulazione?
Il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, e i
sindaci di Firenze e di altri Comuni, con i rispettivi assessori
all'ambiente, non avrebbero contrastato come avrebbero dovuto
l'inquinamento atmosferico e non avrebbero difeso come avrebbero
dovuto la salute pubblica. Lo sostiene la Procura della Repubblica
di Firenze, che ha chiuso le indagini sull'inquinamento atmosferico
nell'area fiorentina iniziate nel 2005. Il pm Prodomo contesta a
Martini e Artusa il rifiuto e l'omissione di atti d'ufficio. Gli
amministratori hanno ricevuto gli avvisi di conclusione delle
indagini preliminari e tra 15 giorni il pm deciderà a carico di chi
formulare le richieste di rinvio a giudizio. Le Procure di Firenze,
Pisa, Siena stanno lavorando su fronti inconsueti quali quelli della
criminalità non tradizionale ma aggravata dalla responsabilità
richiesta ad amministratori apicali di Regioni, Ospedali,
Università, in un periodo storico difficilissimo per carenza di
adeguata reazione sociale: come ben dice Nerio Nesi, alla fase della
indignazione è subentrata quella della emulazione. Troppi cittadini
lungi dal collaborare alle indagini vorrebbero partecipare al
saccheggio e alla strage. Anche in ambito di accademia assai rare
sono le voci di supporto scientifico e morale (se si eccettua
l’”eccellenza” sia etica che scientifica della medicina legale
foggiana…). Molti tacciono, alcuni intenti a coltivare l’orticello
altri a ricevere per interposta commissione un posto per il parente
incapace. Il Ministro Mussi alle Iene dichiara di non conoscere la
clamorosa vicenda dei concorsi del 1988 (sic!)
in ORL esitati in sentenze stigmatizzanti livelli infimi, infami
dell’università ma non in rimozione di truffatori. Il potere come
fine è la peggior droga. Cosimo
Loré
Memorandum
deontologico ai responsabili delle pubbliche istituzioni.
Sanità.
Dichiarazioni
del Presidente della Regione Toscana (Claudio Martini) sul caso
Cisanello: «Fiducia nella magistratura, tempi rapidi per
l’inchiesta».
Puntualmente fatti analoghi su cui bisognerebbe tacere e attendere e
semmai collaborare (nell’interesse della giustizia e non certo
dell’accusa o della difesa) danno luogo a dichiarazioni a dir poco
strane, perché infarcite di auspici, profili, conferme in un
convenzionale valzerino di ipotesi e intenzioni che danno luogo solo
a sconcertanti incertezze sulla effettiva assunzione di
responsabilità da parte di coloro che per le posizioni occupate e le
cariche rivestite (di massimo livello!) hanno il sacrosanto dovere
di misurare le parole. Hanno in verità anche l’obbligo di non
inseguire le cronache ma di cooperare con le informazioni che non
possono loro mancare, oltre che di studiare il quadro generale
(regionale, sanitario, finanziario) basandosi sui dati acquisiti,
storici e scientifici, che è diritto di ognuno di noi in dettaglio
conoscere. A cominciare dalla riproduzione circostanziata
dell’effettivo funzionamento e finanziamento di università e sanità,
non delegabile a scoop o numeri sparati e poi contraddetti nel
minuetto delle smentite e dei sondaggi, pena la perdita della
certezza del diritto e del diritto alla salute. Prima domanda: è
giusto ed utile alla comunità che le presidenze delle regioni e le
direzioni degli ospedali e talvolta anche degli atenei siano
affidate in esclusiva a persone dotate solo di meriti partitici (nel
senso delle spartizioni sistematiche e dei personali padrini) e non
etici, civici e magari anche di un credibile confrontabile
curriculum vitae, visto
che da costoro dipende la formazione dei nostri figli e la tutela
delle nostre vite?!
Cosimo Loré
A
Lecce una certezza per i malati di tumore…
Poche ore fa il
grande attore Sean Connery ha rivolto dure critiche a Hollywood: "Ho
deciso di non lavorare più perché nell'industria cinematografica c'è
troppo divario tra chi capisce di film e chi ha il potere di farli".
Lo abbiamo appreso dalla stampa proprio il giorno dopo l’opinione
di Piero Quarta Colosso medico radiologo in struttura convenzionata
leccese su Massimo Federico medico oncologo in struttura
universitaria modenese (quest’ultima notizia acquisita grazie alla
nostra consorte salentina che segue con cura le vicende della terra
natìa). La lettera scaturisce da una polemica locale in merito al
costo della consulenza affidata dal direttore generale della azienda
sanitaria leccese all’illustre studioso nonché cattedratico
universitario di salentina origine: chi scrive vive e lavora da
sempre nella città del Palio cui in pellegrinaggio ormai
generazionale si sono recati innumerevoli studenti dalla regione
salentina per accreditarsi prima in medicina e poi nelle varie
specializzazioni mediche. Conosciamo pertanto uomini e cose della
sanità salentina in forma indiretta, ma sappiamo in ragione del
nostro compito istituzionale misurare meriti scientifici e capacità
cliniche di chiunque sul pianeta si dedichi ad analoghe attività.
Esistono in effetti criteri e metri quali il fattore di impatto
scientifico (impact factor), i risultati clinici conseguiti (dati
epidemiologici), le indagini anche giudiziarie espletate (relazioni
peritali): ebbene, da tali fattori
obiettivi e non opinabili emerge con evidenza che Piero
Quarta Colosso in radiologia medica e Massimo Federico in oncologia
medica rappresentano il top
nel panorama nazionale e presentano però un solo grave difetto, che
in una società civile e soprattutto sana di mente costituirebbe
preclara virtù: l’umiltà. In questo caso alla ribalta non v’è la
possibilità di fare buona cinematografia bensì di salvarsi la pelle
dal male che se adeguatamente affrontato risulta debellabile e anche
prevenibile (Veronesi docet).
Eppure anche a fronte di simili presupposti la polemica è
senza freni inibitori
perché la morte fa paura solo quando tocca di persona, altrimenti il
fumatore non smetterebbe solo dopo una bella radicale laringectomia…
Vanità ci porta a ricordare che fummo chiamati in quel di Gallipoli
a promuovere (gratis et amore
Dei) l’iniziativa oncologica del Professor Federico nel
territorio salentino (“un mare di firme”) e davanti ad una attenta
affollata platea di amministratori aziendali e comunali tentammo di
esorcizzare il malcostume della maldicenza - volta a
masochisticamente
boicottare ogni anche salvifica impresa - con cui è d’uso
“fantasticare” nella cosiddetta moderna società. Cassandre fummo,
come i fatti odierni ben attestano. Cosimo Loré
NON È PIÙ
SANITÀ. L’ennesimo
evento di cosiddetta (impropriamente …) “malasanità” o − per i
palati più raffinati − medical malpractice è riferito
ritualmente dalla stampa: quel che sfugge a tutti è ancora una volta
non l’errore o sbaglio che dir si voglia, la
omissione spinta al menefreghismo, la criminalità
sotto il camice connotata di cialtronaggine, bensì il fatto chiave
della scomparsa della visita medica! Posso ben
testimoniare, dopo trentacinque anni di attività accademica in una
facoltà medica, che l’esamificio imperante e le riunioni inutili di
commissioni e comitati per la didattica hanno sfasciato quel che
singole nobili materie come la Semeiotica Medica e Chirurgica e
grandi Maestri come Barni, Caniggia, Frezzotti riuscivano ad
insegnare: l’inizio imprescindibile di ogni contatto (e
contratto …) fra cittadino e struttura sanitaria è costituito
dalla accurata e documentata raccolta dei dati da perseguire
mediante adeguate tecniche di comunicazione verbale e accertamento
clinico. Senza le quali ogni sintomo riferito durante l’anamnesi
personale e ogni segno rilevato all’esame obiettivo
non serviranno a formare il mosaico da cui deve originare il
ragionamento clinico preliminare condizione di ogni ipotesi
diagnostica del medico e informata consapevolezza del
malato. Proprio perché non si sa (né se ne ha voglia) visitare il
degente le aziende diffondono ormai cartelle preorientate (con
caselle da sbarrare tipo quiz!) e consensi prestampati (per un
sommario e perentorio “… firmi qui!”) nella più totale violazione di
ogni logica umana prima che legale: se avessimo così agito i vari
nostri Maestri ci avrebbero cacciati con piena ragione dalle corsie
ospedaliere e dalle sale operatorie. Deprimente l’atteggiamento
della Federazione nazionale degli ordini dei medici e della Società
italiana di medicina legale che, salvo rare coraggiose eccezioni (Barni,
Cornaglia Ferraris e pochi altri), nulla fanno né ammettono per
cercare almeno di obiettivare questo criminale disastro sociale nel
rispetto di un minimo rigore deontologico e scientifico. Si continua
a indicare il dito dell’errore eventuale e non si
guarda alla luna del vuoto inqualificabile da cui si diparte la
peregrinazione sanitaria nel cieco tentativo di trovare risposte
passando sangue ed urine ai laboratori e il paziente alla radiologia
senza alcuna motivazione clinica di siffatti smistamenti. Quasi un
milione di italiani sono soddisfatti di poter vantare il titolo di
dottore in una delle trenta lauree sanitarie ma chi sa e può si
cerca con il lanternino l’esperto cui affidare le proprie
speranze di salute e vita, magari all’estero … D’altra parte è
evidente che nella società della vanità non contano i fatti
né esistono più selezioni meritocratiche e responsabilità personali
ma l’arroganza a copertura dell’ignoranza, la battuta al posto del
ragionamento, l’affaccendamento invece dell’analisi approfondita e
colta. Si tira a campare scaricando sempre su altri o sulla fatalità
quel che consegue a palese cialtronesca delinquenza nella più
completa connivenza degli amministratori delle aziende sanitarie.
Orbene, questa non è più sanità né i danni dovrebbero più esser
coperti dalle compagnie di assicurazione: come l’assenteismo e
l’abusivismo o la violenza sessuale e sociale subita in ospedale
così la finzione maldestra di attività sanitaria non può rientrare
tra i rischi meritevoli di garanzie economiche. Basta estrarre a
sorte una cartella clinica per constatare lo scempio infimo
e infame scandito da scarabocchi e stampigliature (“… chiacchiere e
distintivi!” avrebbe gridato il
boss Al Capone). Ma di quale bioetica, medicina legale,
criminologia si ciancia a fronte di montagne di cartaccia
senza un rigo frutto di intelligente e intellegibile applicazione di
seri esperti di clinica?! Che diavolo ci stanno a fare i vari
Magnifici Rettori, Direttori Generali, Commissari Straordinari?! Ora
può bastare … Lo scriviamo in singole perizie e consulenze da anni e
siamo ricambiati dagli insulti di sedicenti esperti di medicina
legale nei panni di spesso scandalosamente scadenti quanto saccenti
consulenti di operatori, dirigenti, strutture. E questa ottusa e
offensiva difesa dell’indifendibile − che possiamo documentare da
Trento a Trapani − è tra le cause della attuale confusione e della
tragedia giudiziario-assicurativa che deve sopportare chi esce
malconcio dalla via crucis socio-sanitaria. Per questo
stiamo mobilitando interrogazioni parlamentari, giornalisti
televisivi, magistrati illuminati, case editrici: per la nostra
funzione scientifica che ci impone una seppur modesta ma certo
imprescindibile e indipendente obiettivazione della realtà umana,
sociale, sanitaria. Nessuno ha il compito di cambiare il mondo, ma
ognuno quello di far bene il proprio mestiere. Noi il nostro. E poi
diciamola tutta: prima o poi tocca a tutti di entrare nel girone
infernale e qui c’è in gioco la pelle dei nostri cari!
Commenti.
Una condivisione piena ed ammirata
su quanto, magistralmente, scritto nell'articolo.
Non vi è altro da aggiungere ad una turpe realtà dequalificante la
nostra professione.
Cosimo Lorè ha nominato la "semeiotica" ed immediatamente ha
risvegliato nella mia mente il Carneade manzoniano ove,
parafrasandolo, ed accogliendo a piene mani le doglianze
dell'autore, si può dire: Semeiotica, chi era costui ?
Enzo Prastaro
Carissimo collega,
purtroppo io assisto quotidianamente ad errori clinici grossolani e
alla cui base si colloca una pochezza intellettiva disarmante.
Allora viene da chiedersi da cosa deriva questo fallimento?
Sicuramente da una preparazione universitaria (laurea e
specializzazione incluse) molto carente. Nel corso degli anni di
studio ho più volte assistito poi ad esami regalati... come nel caso
di un bel voto per una domanda che suonava così: mi sa dire cos'è
l'uremia? Risposta: certo professore si definisce uremia la presenza
di urina nel sangue!!! Neanche il più criminale dei sofisticatori lo
farebbe ma potenza del dizionario greco... È chiaro che se abbiamo
medici di questo calibro non possiamo poi aspettarci la conoscenza
della semeiologia né la presenza di un minimo ragionamento clinico.
Tutto ciò è desolante visto che le "Aziende della salute" vendono un
prodotto marcio!!! E ciò va sicuramente contro il loro interesse!
Inoltre la spesa economica per sostenere il sistema sanità è
ingente! Come se non bastasse molte delle scuole di specialità non
raggiungono lo scopo finale formativo dei loro allievi. Vi lascio
solo da pensare alle scuole chirurgiche... provate a chiedere ai
vari neospecialisti in quanti sono in grado di eseguire da soli un
intervento maggiore secondo quanto recita lo statuto della loro
scuola!!!! Forse solo 1 su 100 se ha la fortuna di essere figlio
di... perchè tu che sei medico legale mi insegni che neanche la
legislazione è chiara sul ruolo degli specializzandi.
Firmato: un giovane specialista
che andrà in giro per il mondo ad imparare ad operare rimettendoci
di tasca sua perché chi di DOVERE non l'ha mai FATTO!!!!
P.S. se qualcuno sa fare i calcoli
mi piacerebbe sapere quanto denaro pubblico è sprecato per tali
inadempienze istituzionali.
Illustri personaggi, come quelli
che Lei caro Prof. Lorè ha citato, nonchè la sua attenta analisi,
sono di garanzia a chè la nostra Nobile Arte non venga mai oscurata
da robot computerizzati, volti al perfezionismo a tutti i costi, e
comunque, privi di sentimenti. Vorremmo ripristinare l'umanità che
ha caratterizzato il nostro rapporto con i nostri pazienti. Dare un
senso al nostro essere "umani" significa, come Lei magistralmente
insegna, dare un senso allo studio di quei segni che non riusciamo
più a cogliere, distratti da quella tecnologia alla quale spesso
demandiamo i nostri dubbi o la nostra svogliata ricerca nella tutela
della salute, cui siamo preposti per il nostro essere medici.
Gino Peccarisi
L’Università distrutta dalla sistematica impunità di pochi e dal
silenzio di molti.

La questione universitaria non si
può comprendere se ci si ferma al singolo fatto di cronaca del
giorno, cui mancano definitivi approfondimenti, come nel caso di una
vicenda concorsuale salernitana oggi alla ribalta (si vedano gli
articoli di
Gian Antonio Stella e di
Dino Cofrancesco).
Sul piano delle acquisizioni
scientifiche consolidate non c’è però bisogno neppure di scomodare
penalisti o criminologi per spiegare perché è la sistematica
impunità di quello che, a ragione, si può definire un male cronico e
crescente ad aver sfasciato l’università, distrutto ogni diritto dei
nostri figli d’aver docenti capaci, azzerato la possibilità di fare
ricerca competitiva nella nostra nazione.
Il problema non sta nel singolo
fatto o misfatto ma nella protervia di coloro che osano attribuire
colpe a chi scopre il malaffare, a chi si esprime criticamente, a
chi persegue i reati, a chi espone i fatti.
Non c’è più possibilità di dialogo
quando si arriva a sostenere che i danni all’accademia li provocano
l’osservatorio di
Tommaso Gastaldi (professore di statistica alla Sapienza, dedito
alla prevenzione delle truffe concorsuali) o il periodico di
Francesca Patanè (giornalista di Palermo) o lo spazio di
Lucia Lazzerini (ordinario fiorentino di Filologia romanza) o il
sito di
Paolo Padoin (prefetto di Torino) o il blog di
Giovanni Grasso (ordinario senese di anatomia).
Tutte iniziative che ricordano e
richiamano quello che fanno solo rari coraggiosi giornalisti
televisivi come Milena Gabanelli con Report.
E poi si rifiuta Beppe Grillo
perché dice le parolacce!
Nulla da dire e firme a volontà di
rettori e ministri per varare la miriade dei corsi burla e delle
materie fantasma o dei cosiddetti corsi di perfezionamento e talora
anche di molto sospetti master inventati, a ben guardare,
per distribuire titoli fasulli a docenti e discenti (pro tempore) nella dilapidazione di risorse già allo
stremo.
In poche parole si può ben dire
che in tali casi è tutto finto.
Scienziati … ma de che?!
Ma che razza di genitori sono …
che pezzi di uomini … coloro che tacciono, mugugnano, mentono,
manipolano la verità e la realtà prostituendo dignità e decoro?
Qui non c’entra un tubo né
legittima alcunchè l’eventuale consenso del corpo docente perché la
storia insegna che l’indecenza e l’immondizia non si combattono con
maggioranze più o meno silenziose: basta rievocare la sparuta decina
di eroici docenti che rifiutò di sottometter la propria inalienabile
indipendenza intellettuale al Duce.
O le battaglie di Curtatone e
Montanara in cui pochi valenti studenti e professori d’atenei
toscani presero le armi … come ricorda il monumento nel
cortile del nostro glorioso ateneo senese: exoriare aliquis
nostris ex ossibus ultor!
Bossi per le sue abbastanza
opinabili ragioni incita ai fucili e fa il Ministro, a noi i legali
amici scrivono che ci stiamo esponendo troppo con siffatte
scritture: ma che schifo di società è questa?!
Prof. Cosimo Loré, Università
degli Studi di Siena
Post scriptum: sul concorso salernitano ci informeremo e faremo sapere! I concorsi
sono ancora pubblici?